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L'FSE in Italia

Se cercate una grande storia di vita vissuta, date un'occhiata al Fondo Sociale Europeo. Ben lungi dall'essere un semplice cumulo di freddi dati statistici, l'FSE è una cornice che racchiude migliaia di imprese umane avvincenti e meritevoli di essere raccontate.

Il Fondo sociale europeo in Italia

Il Fondo sociale europeo (Fse) è uno dei Fondi strutturali  dell’UE. Creato nel 1957 sulla base dell’art. 123 del Trattato di Roma, è finalizzato allo sviluppo delle risorse umane e del mercato del lavoro. 

Il Fondo contribuisce a realizzare le priorità della Comunità per i paesi dell’area euro: un elevato livello di occupazione, la parità tra uomini e donne, lo sviluppo del capitale umano, la coesione sociale ed economica. Un suo impegno prioritario è il sostegno finanziario alla Strategia europea per l’occupazione (Seo). 

L’ FSE è disciplinato dal regolamento (CE) n. 1081/2006 e dalle disposizioni del regolamento (CE) n. 1083/2006.

In Italia l’autorità capofila del Fse è il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che nella programmazione 2007 – 2013, gestisce anche, come Autorità di gestione, due Programmi operativi nazionali (Pon) per la realizzazione di Azioni di sistema.

Le Regioni e le Province autonome realizzano interventi di Fse attraverso i propri Programmi operativi regionali (Por), nella programmazione 2007 - 2013 i Por Fse sono 21. 

 

Le priorità dell'FSE in Italia

Nel periodo 2007-2013, l'Italia attuerà 24 programmi operativi (PO), comprendenti 19 Programmi Operativi Regionali, 2 Programmi Operativi distinti per le province autonome di Trento e Bolzano e 3 Piani Operativi che abbracciano tutte le regioni rientranti nell'obiettivo Competitività regionale e occupazione (PO “Azioni di sistema”) e nell’obiettivo Convergenza (PO "Competenze per lo sviluppo” e "Governance e azioni di sistema”).

Questi programmi aiuteranno le aziende e i lavoratori italiani a prepararsi alle trasformazioni del mercato puntando sulla produttività, sulla flessibilità e sulla competitività. Un maggior numero di programmi di formazione e certificazione, associati a iniziative finalizzate a ridurre l’abbandono scolastico, assicurerà la sostenibilità dei progressi compiuti. Il tutto sarà sostenuto da una maggiore innovazione e da partenariati tra università, aziende ed enti pubblici.

Il principio dell’uguaglianza di genere è fortemente sottolineato in tali programmi, che comprendono interventi specifici mirati a favorire la partecipazione della donna nel mercato del lavoro. La rete si sta allargando per assicurare un aiuto supplementare agli immigrati e ad altri gruppi vulnerabili: dalla consulenza mirata alla lotta a discriminazione e sfruttamento sul posto di lavoro (oltre che alla piaga del lavoro insicuro e sommerso). Inoltre, ci si impegnerà a incrementare la coerenza delle politiche economiche e occupazionali e a incentivare la mobilità regionale e professionale. Da ultimo, il monitoraggio e la valutazione regolari spianeranno la strada a una maggiore trasparenza e armonizzazione dei progetti.

I finanziamenti dell'FSE sono incanalati in cinque aree prioritarie: Adattabilità, Occupabilità, Inclusione sociale, Capitale umano, Transnazionalità e interregionalità. Le regioni che rientrano nell’obiettivo “convergenza”(cfr pgf.Regioni ammissibili) beneficiano di assistenza supplementare nell'ambito di una priorità separata intitolata Capacità istituzionale.

Priorità 1: Adattabilità

Migliorare la competitività preparando al cambiamento, incentivando le nuove attività e sostenendo le PMI nel mercato globale

Sviluppare sistemi di formazione continua, migliorando al contempo la qualità e l’organizzazione del lavoro

Incoraggiare la mobilità geografica e professionale

Priorità 2: Occupabilità

Combinare la flessibilità e la sicurezza del mercato del lavoro, concentrandosi sullo sviluppo locale e sul sostegno mirato a gruppi quali gli immigrati

Promuovere l’accesso sostenibile delle donne al mercato del lavoro

Migliorare i servizi per l’occupazione e favorire i partenariati nazionali e locali tra attori pubblici e privati

Ridurre il lavoro sommerso tramite specifiche misure

Priorità 3: Inclusione sociale

Rimuovere gli ostacoli che impediscono ai gruppi vulnerabili di trovare e mantenere un impiego, fornendo “percorsi personalizzati" al lavoro

Aiutare i più svantaggiati a ottenere un impiego combattendo contro la discriminazione sul posto di lavoro, anche basandosi su progetti precedenti finalizzati alla promozione delle pari opportunità (ad esempio, Equal)

Priorità 4: Capitale umano

Concentrarsi sulla qualità, sulla gestione e sull’integrazione dei sistemi di istruzione e formazione e del sistema occupazionale

Approntare programmi di certificazione e valutazione per gli enti di formazione in modo da assicurare un'istruzione e una formazione migliori

Migliorare l’istruzione superiore puntando su reti tra università, centri di ricerca e aziende, ovvero rispondendo ai bisogni dell'economia della conoscenza

Ridurre l’abbandono scolastico tramite specifiche misure (nell’ambito dell’obiettivo Convergenza)

Priorità 5: Transnazionalità e interregionalità

Scambi di buone pratiche nel campo dell’occupazione

Agevolare progetti congiunti transnazionali e interregionali

Priorità 6: Capacità istituzionale (solo per le regioni di convergenza)

Potenziare le amministrazioni locali: assicurare servizi pubblici migliori formando i funzionari e migliorando il coordinamento fra i vari enti

Regioni ammissibili 2007-2013

Il livello dei finanziamenti dell'FSE varia da una regione a un'altra a seconda della loro ricchezza relativa.

Con un PIL pro capite inferiore al 75% della media dell'UE-25, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania sono ammissibili nell’ambito dell’obiettivo Convergenza. La Basilicata è una regione “phasing-out" con un PIL pro capite superiore al 75% della media UE, ma inferiore al 75% della media dell’UE-15. La Sardegna è una regione “phasing-in” con un PIL pro capite inferiore al 75% della media dell’UE-15 nel periodo 2000-2006, ma superiore nel periodo 2007-2013. Tutte le altre regione hanno un PIL pro capite superiore al 75% della media dell’UE-25 e sono ammissibili nell’ambito dell‘obiettivo Competitività regionale e occupazione.


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In sintesi le regioni italiane nel periodo 2007-2013 sono così suddivise:

Obiettivo Convergenza

  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania
  • Puglia
  • Sicilia

Obiettivo Competitività regionale e occupazione

  • Abruzzo
  • Emilia Romagna
  • Friuli - Venezia Giulia
  • Lazio
  • Liguria
  • Lombardia
  • Marche
  • Molise
  • P.A. Bolzano
  • P.A. Trento
  • Piemonte
  • Sardegna
  • Toscana
  • Umbria
  • Valle d'Aosta
  • Veneto 
 

Piano finanziario 2007-2013

Asse prioritario Finanziamento comunitario Controparte nazionale Totale finanziamento
Adattabilità 1 048 651 706 1 362 982 073 2 411 633 779
Occupabilità 2 374 855 825 2 824 945 992 5 199 801 817
Inclusione sociale 597 207 021 757 960 349 1 355 167 370
Capitale umano 2 321 712 515 2 705 914 191 5 027 626 706
Transnazionalità e interregionalità 177 934 587 232 917 421 410 852 008
Capacità istituzionale (solo per le regioni di convergenza) 180 543 273 207 334 640 387 877 913
Assistenza tecnica 237 102 969 290 920 515 528 023 484
Totale 6 938 007 896 8 382 975 181 15 320 983 077

Contesto di riferimento: l’occupazione in Italia

L’economia italiana era caratterizzata da debolezze strutturali molto prima dell’attuale crisi economica e finanziaria mondiale. Tra il 2001 e il 2007 la crescita del PIL reale media è stata pari a circa l’1%, ovvero la metà della media dell’area dell’euro, principalmente a causa della fiacca crescita della produttività. Poiché questo andamento ha interessato l’intero paese, le grandi disparità economiche a livello di regioni non si sono ridotte. Pur non presentando grandi squilibri interni a livello del settore privato, l’economia è stata gravemente colpita dalla crisi mondiale. Un crollo delle esportazioni e successivamente degli investimenti ha prodotto una forte contrazione del PIL reale, pari a circa il 7% tra il secondo trimestre del 2008 e il secondo trimestre del 2009.

Dopo la costante diminuzione registrata nel decennio precedente, il debito pubblico lordo è salito al 119% alla fine del 2010, riflettendo anche il netto calo del PIL. L’occupazione è diminuita in maniera molto inferiore, anche grazie ad un sistema finanziato dallo Stato per la riduzione delle ore lavorate, e pertanto il tasso di disoccupazione è aumentato solo leggermente nel periodo 2008- 2009. L’economia, sostenuta dalle esportazioni, ha ripreso a crescere nella seconda metà del 2009, anche se ad un ritmo lento. La situazione del mercato del lavoro è rimasta precaria nel 2010 e il tasso di disoccupazione si è stabilizzato a circa l’8,5% entro la fine dell'anno.

Il tasso di disoccupazione tra i lavoratori di età inferiore ai 25 anni ha raggiunto il 27,8% nel 2010, con una distribuzione disuguale su tutto il territorio nazionale, mentre la disoccupazione giovanile nel Sud Italia è risultata doppia rispetto a quella delle regioni settentrionali.

Il tasso di occupazione delle donne è inferiore rispetto a quello maschile di oltre 20 punti percentuali su tutto il territorio. Nel 2009 appena un terzo delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni risultava occupato nelle regioni meridionali con, in proporzione, tassi di attività più bassi e tassi di disoccupazione più elevati. (giugno 2011)

La Formazione Professionale

La formazione professionale sta assumendo sempre più un'importanza strategica nel mondo produttivo. Essa viene incontro, da una parte, ai fabbisogni formativi espressi dalle aziende; dall'altra alle esigenze dei giovani di acquisire competenze e dei lavoratori di mantenersi aggiornati ai continui cambiamenti del mercato.

Il Fondo Sociale Europeo cofinanzia insieme a  Regioni e Province corsi di formazione organizzati da Centri di formazione professionale pubblici, da enti privati convenzionati e da imprese. I corsi vengono organizzati a tutti i livelli: post-scuola dell'obbligo, post-diploma e diploma universitario, post-laurea (corsi e master). Tali corsi, in prevalenza gratuiti per i partecipanti, consentono di acquisire competenze e qualifiche richieste dal mercato del lavoro. Non solo: la formazione professionale può essere una risorsa decisiva anche per migliorare la propria posizione professionale.

Il FSE incentiva anche la Formazione continua intesa come adeguamento dei lavoratori - in particolare quelli minacciati dalla disoccupazione, in cassa integrazione o in mobilità - alle trasformazioni industriali e all'evoluzione dei sistemi produttivi. La formazione continua si svolge in azienda o presso enti di formazione.

Destinatari

Ai corsi di formazione professionale possono partecipare:

  • giovani e adulti in cerca di occupazione 
  • portatori di handicap, ex detenuti, extracomunitari, tossicodipendenti, emarginati
  • lavoratori in cassa integrazione o liste di mobilità
  • lavoratori che necessitano di riqualificazione o aggiornamento professionale

Come accedere ai corsi di formazione

Di norma l'ente di formazione che attiva un corso emette un bando di partecipazione sul quale vengono specificati tutti i dettagli del corso (requisiti di ammissione, documenti necessari per l'iscrizione, durata, programma, eventuale tirocinio in azienda e indennità di frequenza). Per l'ammissione ad un corso viene richiesta copia del titolo di studio, una certificazione dello stato di disoccupazione e il soddisfacimento di eventuali altre caratteristiche specificate nel bando (età, sesso, titolo di studio, ecc.). Spesso l'Ente effettua una selezione delle candidature per scegliere le persone maggiormente adatte e motivate attraverso colloqui, test e prove scritte.

Dove trovare le informazioni sui corsi

I bandi sono pubblicati sulla stampa nazionale e locale. Per iscriversi ed avere ulteriori informazioni ci si può rivolgere direttamente all'Ente organizzatore, agli Assessorati alla Formazione Professionale di Regioni e Province, agli Informagiovani.   Le liste dei corsi sono disponibili presso gli Assessorati alla Formazione Professionale di Regioni e Province, presso le Agenzie regionali del lavoro e gli Informagiovani.

Un sistema integrato di formazione

Con il Patto del Lavoro del 1996 e quello del 1998 si è dato avvio alla costruzione di un sistema integrato di formazione al fine di:

  • fare fronte all'esigenza del rinnovamento nell'ambito delle politiche educative e formative
  • trovare un collegamento tra le politiche del lavoro e della formazione con il mondo del lavoro

Il passaggio dalla scuola alla formazione ed in ultimo al lavoro non avviene più in questa sequenza ma varia, a seconda di ritmi non prestabiliti collegati alle esigenze e alle possibilità di inserimento al lavoro.

Le azioni di integrazione nell'obbligo scolastico sono volte a:

  • supportare le scelte dei giovani attraverso moduli di accoglienza ed orientamento
  • permettere la progettazione di moduli formativi integrati con i curricula dei ragazzi e realizzati in collaborazione con i centri di formazione professionale

Le azioni di integrazione nell'obbligo formativo sono volte a facilitare il passaggio dalla scuola secondaria alle iniziative formative delle Regioni ed ai percorsi di apprendistato e viceversa, attraverso il riconoscimento dei crediti formativi.

Le azioni di integrazione nell'Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) sono volte a:

  • realizzare nella creazione dei vari progetti un coordinamento tra la scuola, la formazione professionale, l'università e l'impresa
  • realizzare percorsi formativi flessibili che soddisfino contemporaneamente le esigenze del mercato del lavoro e dei candidati
  • riconoscere i crediti formativi sia a livello esterno che interno. Nel primo caso consente di ricostruire il percorso formativo, nel secondo caso di proseguire l'itinerario formativo nel mondo universitario

 Le azioni di integrazione nell'educazione degli adulti sono volte a:

  • realizzare offerte che siano integrabili
  • realizzare un sistema di opportunità in grado di soddisfare le diverse esigenze dell'utenza
  • realizzare strumenti formativi diversificati per soddisfare in qualsiasi momento le esigenze di sviluppo e occupazione

Decentramento ed integrazione

Il Decentramento e l'integrazione hanno dato il via a cambiamenti che interessano da vicino chiunque sia inserito nella scuola, nei centri di formazione professionale o desideri tornare a studiare per completare il proprio curriculum e migliorare la possibilità di accedere al mercato del lavoro.

La realizzazione del Decentramento delle Politiche del Lavoro e della Formazione Professionale, con il graduale affidamento di maggiori compiti e responsabilità dal Governo centrale alle Regioni, permette di migliorare l' efficienza della programmazione e organizzazione delle attività formative intervenendo con azioni più mirate e aderenti a livello locale. Le leggi e i provvedimenti legislativi adottati, e in particolare l'Accordo Stato-Regioni (18 febbraio 2000), affrontano i complessi aspetti della relazione tra esigenze espresse dal mondo del lavoro e dai sistemi di istruzione, con l'obiettivo di definire il sistema nazionale per la certificazione ed il riconoscimento delle competenze professionali. Dal settembre 2000 la Conferenza Unificata, insediata presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed alla quale partecipano il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, l'Università e le Regioni, ha già avviato i lavori su alcuni temi chiave: 

  • la chiarificazione e la trasparenza dei percorsi formativi, allo scopo di valorizzare le esperienze individuali significative ai fini lavorativi attraverso il sistema dei crediti
  • individuazione di un linguaggio comune per condividere il significato di "competenza" tra i sistemi dell'istruzione, della formazione professionale e del mondo del lavoro
  • definizione di una modalità di certificazione delle competenze

Le ultime novità sui crediti formativi

Nel corso dell'ultimo anno sono stati introdotti nuovi dispositivi per il riconoscimento e la certificazione dei crediti formativi. Queste riguardano:

  • l'Obbligo formativo: per innalzare il livello di istruzione e di formazione dei giovani fino al diciottesimo anno di età, consentendo loro di completare un percorso scolastico o formativo e acquisire una qualifica professionale spendibile e riconosciuta sul mercato del lavoro 
  • l'Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS): un nuovo percorso formativo breve che ha lo scopo di preparare, dopo la scuola secondaria, tecnici intermedi con un'elevata specializzazione 
  • l'Apprendistato: nuovi vantaggi, per il giovane che può svolgere un'esperienza lavorativa e nel contempo essere formato, e per l'azienda, che può beneficiare di notevoli sgravi sia contributivi che previdenziali 
  • i Centri per l'Educazione degli adulti: dedicati ai percorsi formativi personalizzati, aperti, modulari e flessibili, per la popolazione adulta lungo tutto l'arco della vita

Accreditamento delle sedi formative

L'accreditamento delle sedi formative e orientative ha come obiettivo quello di assicurare agli utenti la qualità del servizio formativo e di garantire le pubbliche amministrazioni circa l'affidabilità gestionale degli attuatori. Con l'accreditamento, le pubbliche amministrazioni (Regioni e Province Autonome) riconoscono ad un potenziale soggetto la possibilità di proporre e gestire interventi, dopo averne verificato il possesso di requisiti secondo standard predefiniti, individuati dal Ministero del Lavoro d'intesa con la Conferenza Stato–Regioni.

I soggetti responsabili dell'accreditamento, cioè Regioni e Province autonome, sono tenute a valutare:

  • la capacità gestionale e quella logistica
  • la situazione economica
  • la disponibilità di competenze professionali
  • i livelli di efficacia e di efficienza in attività pregresse
  • le interrelazioni maturate con il sistema sociale e quello produttivo presente sul territorio 

Se conformi agli standard, il provvedimento di autorizzazione (accreditamento) viene rilasciato a soggetti (sedi operative) che erogano servizi orientativi e formativi. 

La sede orientativa accreditata offre servizi a tutte le tipologie di utenze ed eroga azioni di:

  • informazione sulle opportunità di formazione e di lavoro
  • formazione orientativa sulle tecniche e le strategie di ricerca del lavoro, sulle nuove forme del lavoro, sul mercato del lavoro e delle professioni, sull'esplorazione del sé
  • consulenza orientativa individualizzata, che favorisce la conoscenza di sé, la scoperta delle proprie attitudini, capacità e interessi e la chiarificazione delle motivazioni per giungere a definire un proprio progetto professionale

La sede formativa accreditata eroga sia i servizi formativi sia i servizi connessi all'inserimento lavorativo i quali favoriscono la ricerca del lavoro e l'entrata nella vita attiva.

I servizi formativi

Nelle sedi formative accreditate si può usufruire di:

1. corsi di formazione che sono articolati in 3 momenti:

  • accoglienza: azioni finalizzate alla conoscenza delle proprie potenzialità, del contesto e del progetto formativo
  • formazione: azioni di acquisizione di competenze professionali
  • formazione per l'inserimento: azioni finalizzate all'acquisizione di competenze per attivare strategie personali di ingresso nel mondo del lavoro 

2. formazione individualizzata svolta tramite:

  • partecipazione individuale a corsi utilizzando "bonus" finanziari o congedi lavorativi
  • tutoring sul lavoro
  • utilizzazione di formazione a distanza con materiale cartaceo e/o multimediale
  • formazione a distanza

Strumenti per la trasparenza dell'apprendimento 

  • Libretto formativo del cittadino: dispositivo chiave per la trasparenza dell'apprendimento permanente che risponde all'esigenza di rendere codificabile e riconoscibile l'apprendimento formale, non formale ed informale di ciascun cittadino.Questo strumento è valido per tutto il territorio nazionale.
  • Europass: portafoglio composto da una raccolta personale e coordinata di documenti, pensato per facilitare la mobilità geografica e professionale dei cittadini europei.Europass è un dispositivo europeo per la trasparenza aderiscono all'iniziativa i 25 Paesi dell'Unione Europea ed  i 3 Paesi dello Spazio Economico Europeo, Norvegia, Islanda, Liechtenstein.

Documentazione

Contatti

Ministero del Lavoro e delle politiche sociali - Direzione generale per le politiche per l’orientamento e la formazione

Via Fornovo, 8 – pal. C

I-00192 Roma

Tel.: +39 (0)6 4683 5828

Fax: +39 (0)6 4683 4272 

http://www.lavoro.gov.it/lavoro/Europalavoro