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Cos'è l'FSE

Dal 1957, l’FSE ha aiutato milioni di europei a ottenere una occupazione, ad acquisire nuove competenze e a migliorare la propria posizione lavorativa. In tempi di crisi quali quelli che stiamo vivendo, riscopriamo e valorizziamo le risorse che abbiamo. La crisi può diventare opportunità.

La storia

Anni ’50: nasce il Fondo sociale europeo

Nel 1951, il Belgio, la Francia, la Germania Ovest, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi sottoscrivono il trattato di Parigi volto a creare la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Il trattato porta inoltre all’istituzione del Fondo CECA per la riqualificazione e il reinserimento dei lavoratori, considerato il precursore del Fondo sociale europeo (FSE).

Nel 1957, il trattato di Roma istituisce la Comunità economica europea (CEE), nell’ambito della quale nasce l'FSE con l’obiettivo di migliorare le opportunità lavorative nella Comunità promuovendo l’occupazione e aumentando la mobilità geografica e occupazionale dei lavoratori.

Nelle sue prime fasi, l’FSE viene utilizzato come uno strumento per “compensare” la perdita del posto di lavoro. Il Fondo aiuta infatti i lavoratori dei settori oggetto di ristrutturazione, fornendo loro assegni di riqualificazione, e agevola il reinserimento dei lavoratori non occupati che sono emigrati dalla regione di appartenenza per cercare lavoro altrove. L’FSE ha un raggio d’azione molto più ampio rispetto al Fondo CECA, poiché copre tutti i settori eccetto l’agricoltura.

Anni ’60: disoccupazione e migrazione

Nei primi anni, in assenza di una strategia europea generale, l’FSE viene impiegato per affrontare problemi a livello nazionale.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, l’economia europea è fiorente e la disoccupazione viene ritenuta un fatto eccezionale. L’Italia, però, con i suoi quasi 1,7 milioni di persone senza lavoro, ha circa i due terzi dei disoccupati dell’intera CEE. Tra il 1955 e il 1971, ben 9 milioni di lavoratori lasciano il Sud del paese, emigrando alla ricerca di lavoro nelle regioni industrializzate del Nord e all'estero. Di conseguenza, gli italiani sono i principali beneficiari delle indennità di riqualificazione e reinserimento dell’FSE. La Germania Ovest, invece, fa uso dell’FSE per riqualificare persone che hanno subito infortuni sul lavoro.

I finanziamenti dell’FSE (a cui deve già corrispondere uno stanziamento nazionale di uguale portata) sono convogliati in progetti gestiti dal settore pubblico. Le imprese private non prendono dunque parte all’FSE.

Anni ’70: dedicarsi alle esigenze di gruppi specifici

Nel 1971 l’FSE è sottoposto a una riforma: il finanziamento viene orientato verso categorie e gruppi specifici di persone e al contempo la sua dotazione viene aumentata. Gli agricoltori e i braccianti che abbandonano i campi diventano ammissibili nel 1972, mentre nel 1975 è la volta del settore tessile.

Nel 1975 nasce inoltre il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), che dovrà occuparsi dello sviluppo delle infrastrutture nelle regioni più arretrate, per consentire all'FSE di dedicarsi principalmente ad aiutare i cittadini di tutta Europa ad acquisire nuove competenze. Collettivamente, i due fondi sono denominati “Fondi strutturali”.

Entro la fine degli anni Settanta aumenta considerevolmente il numero di giovani disoccupati, i quali diventano pertanto una priorità dell’FSE. In risposta al ruolo sempre maggiore assunto dalle donne nel mercato del lavoro, l’FSE aumenta il sostegno nei loro confronti, sia che abbiano perso l'impiego sia che intendano inserirsi nel mercato del lavoro per la prima volta o vi ritornino dopo una pausa.

L’FSE inizia a occuparsi anche di altri gruppi, quali i disabili e i lavoratori anziani (oltre i 50 anni).

Rivolgendosi a gruppi specifici, l’FSE non può continuare a lavorare unicamente con organismi pubblici: vengono pertanto coinvolti i sindacati e le singole aziende. Questa esigenza induce un cambiamento fondamentale nel modus operandi del Fondo: in precedenza, infatti, gli Stati membri attuavano i progetti ricevendo il finanziamento soltanto in un secondo momento, mentre ora, grazie a un meccanismo di approvazione preliminare, viene avviato un processo per mezzo del quale la Commissione e gli Stati membri definiscono le priorità comuni in tutta l’UE e stanziano i fondi necessari a perseguirle.

Anni ’80: la transizione dall’economia industriale a quella dei servizi

Il declino delle industrie tradizionali (siderurgiche, manifatturiere e cantieristiche), abbinato all'emergere di nuove tecnologie, in particolare nel settore dei servizi, crea una domanda elevata di lavoratori specializzati. Le priorità dell’FSE diventano dunque la formazione professionale e la formazione all’utilizzo delle nuove tecnologie.

I finanziamenti del Fondo vengono orientati verso i giovani con scarse prospettive lavorative a causa di una formazione professionale assente o inadeguata, nonché verso i disoccupati di lunga durata. L’FSE inizia a interessarsi anche degli studenti che abbandonano la scuola prematuramente e aiuta le donne a inserirsi nel mondo del lavoro.

Un’importante modifica, introdotta nel periodo di finanziamento 1983-1988, revoca l’obbligo per una persona riqualificata di trovare un impiego correlato alla formazione seguita per almeno 6 mesi successivi a tale formazione. Questa decisione rispecchia la realtà di un mercato del lavoro in fieri e apre all'FSE la possibilità di impartire formazione in tutte le aree dell'economia.

In Grecia, Portogallo e Spagna l’agricoltura è ancora il settore dominante e il reddito pro capite è sensibilmente inferiore alla media UE. Nel 1983 si decide che i fondi dell'FSE dovranno essere convogliati verso le regioni più bisognose. Nel 1988 si procede a una riforma del Fondo per assistere meglio le regioni più arretrate. Entro la fine degli anni Ottanta, oltre la metà dei finanziamenti dell’FSE è destinata alle regioni e ai paesi più poveri, come l'Andalusia, le Canarie, la Grecia, l’Irlanda, l’Irlanda del Nord, l’Italia meridionale, il Portogallo e i territori francesi d’oltremare.

Nel 1988 viene dunque varata una nuova riforma dell’FSE. Fino a questo momento, i fondi erogati dall’FSE contribuivano a politiche essenzialmente definite nei contesti nazionali degli Stati membri. Per ciascun progetto FSE, gli Stati membri dovevano presentare una candidatura alla Commissione, che aveva il compito di valutarle tutte e quindi approvare le più meritevoli. La gestione dell’FSE era diventata sempre più complicata, tanto per gli Stati membri quanto per la Commissione.

In base alla riforma si passa quindi da progetti (singoli) condotti nei contesti nazionali a iniziative pluriennali, programmate di concerto tra Stati membri e Commissione. Nel 1988 l’UE passa inoltre da un bilancio annuale a una prospettiva di bilancio a medio termine (1988/1989-1993). Gli Stati membri iniziano a scambiarsi dati e strategie sull’occupazione, in modo che l’FSE possa integrarsi meglio nelle politiche nazionali per il mercato del lavoro.

In seguito alla riforma, l’FSE concentra le proprie azioni sui più bisognosi, si tratti di regioni o di gruppi di persone, consolidando altresì il principio in base al quale i fondi comunitari vanno a completare le iniziative nazionali.

L’FSE, inoltre, aumenta il proprio peso finanziario. Oltre 2 milioni di persone all’anno hanno finora acquisito qualifiche professionali o trovato lavoro grazie all’FSE.

Anni ’90: globalizzazione e società dell’informazione

Per reagire all’aumento della disoccupazione, nel 1994 l’UE definisce una strategia per l’occupazione, mentre nel 1997 con il trattato di Amsterdam si concordano una strategia comune e una serie di linee guida in materia di occupazione. L’FSE sposta l’enfasi dalla disoccupazione verso l’occupazione, e in particolare verso le persone occupate, per aiutarle a conservare l’impiego e a progredire. Attività centrali del Fondo sono la formazione, la creazione di posti di lavoro e i servizi di consulenza e orientamento all'occupazione.

L’FSE continua inoltre a dedicarsi alla formazione dei giovani, dei disoccupati e degli esclusi dal mercato del lavoro. Dovendo confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione europea, l’FSE stanzia una quantità maggiore di fondi per la formazione dei lavoratori più anziani sul posto di lavoro, al fine di consentire loro di rimanere più a lungo o di rientrare nel mercato del lavoro. L’FSE sostiene inoltre iniziative mirate all'assistenza agli anziani, così da permettere ai membri della famiglia di conservare il posto di lavoro o di reinserirsi nel mercato del lavoro.

L’FSE accantona inoltre il 5% del proprio budget per il finanziamento di programmi innovativi, la verifica dell’efficacia dei progetti finanziati e gli scambi di esperienze tra Stati membri al fine di diffondere l’innovazione in tutta l’Europa. Da queste azioni nascono tre importanti programmi comunitari:

  • EUROFORM, che sperimenta nuovi metodi di formazione professionale e occupazione; 
  • HORIZON, per la formazione dei disabili; 
  • NOW (New Opportunities for Women), che esamina le modalità di inserimento e reinserimento delle donne nel mercato del lavoro. 

Nasce una serie di nuovi programmi destinati a specifiche questioni del mercato del lavoro e alla promozione di uno scambio transnazionale di idee e metodologie:

  • YOUTHSTART, che aiuta i giovani privi di qualifiche a trovare il loro primo impiego; 
  • INTEGRA, che aiuta gruppi specifici (come nuclei monoparentali, senzatetto, profughi, carcerati ed ex detenuti) a ottenere un impiego stabile e che lotta contro le discriminazioni basate sulla razza o su altri motivi nella formazione e nell'occupazione; 
  • ADAPT, che aiuta le persone ad adeguarsi ai cambiamenti nell’industria e nelle imprese, ad esempio con la formazione nelle tecnologie dell’informazione. 

Il bilancio dei Fondi strutturali viene virtualmente raddoppiato per il periodo 1994-1999 rispetto al precedente periodo 1988-1993. Quasi il 70% degli aiuti è destinato alle regioni più bisognose. Nel 1994 vede la luce il Fondo di coesione, che viene affiancato ai Fondi strutturali per aiutare i paesi più poveri dell'UE a sviluppare progetti infrastrutturali nei settori dei trasporti e dell'ambiente.

Anni 2000: sostenere la strategia di Lisbona e la strategia europea per l’occupazione

Nel 2000, l’UE adotta la strategia di Lisbona per fare dell’Europa l’economia basata sulla conoscenza più avanzata entro il 2010. Tra le sue finalità, a livello comunitario, figurano il conseguimento di un tasso di occupazione complessiva del 70% e di un tasso di occupazione femminile superiore al 60%. In seguito viene aggiunto l’obiettivo dell’aumento del tasso di occupazione dei lavoratori anziani al 50% entro il 2010.

Per sostenere la strategia di Lisbona, l’FSE adotta le seguenti priorità per il periodo 2000-2006:

  • una serie di politiche attive per il mercato del lavoro al fine di combattere e prevenire la disoccupazione; 
  • pari opportunità per tutti in termini di accesso al mercato del lavoro; 
  • il miglioramento della formazione e dell’istruzione, nell’ambito di una politica di apprendimento permanente per migliorare l’accesso al mercato del lavoro, mantenere l’occupabilità e promuovere la mobilità lavorativa; 
  • una forza lavoro qualificata e flessibile e nuove forme di organizzazione del lavoro; 
  • lo sviluppo dell’imprenditorialità e di condizioni utili ad agevolare la creazione di posti di lavoro. 

Oltre ad attuare azioni positive in favore della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, l’FSE segue un approccio mirato all’integrazione delle pari opportunità e nel 2000 vara l’iniziativa EQUAL  , come laboratorio per sviluppare nuove forme di lotta contro la discriminazione e la disuguaglianza nel mercato del lavoro e per promuovere una vita lavorativa maggiormente inclusiva, combattendo la discriminazione e l’esclusione per motivi di sesso, origine etnica o razziale, religione o convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale.

La priorità del periodo 2007-2013 consiste nell’aumentare l’adattabilità di lavoratori, aziende e imprenditori mediante una maggiore capacità di prevedere e gestire positivamente il cambiamento economico. In tale ambito, l’FSE sosterrà la modernizzazione e il rafforzamento delle istituzioni del mercato del lavoro, le misure attive del mercato del lavoro e le azioni di apprendimento permanente, anche all’interno delle aziende.

L’FSE continua ad affrontare le problematiche dell’occupazione, garantendo l’accessibilità e favorendo la partecipazione al mercato del lavoro. Il Fondo si impegna altresì nella prevenzione dell’esclusione sociale e nella lotta alla discriminazione assicurando l’accesso e l’inserimento dei “lavoratori svantaggiati”.

Dal 2007, inoltre, l’FSE rafforza la capacità delle istituzioni pubbliche di elaborare e attuare politiche e servizi e promuove i partenariati tra datori di lavoro, sindacati, ONG e pubblica amministrazione al fine di agevolare le riforme in materia di occupazione e inclusione.

La cooperazione transnazionale e l’innovazione saranno parte integrante di tutte le azioni dell’FSE.

L'FSE in breve

  • Il Fondo sociale europeo (FSE) venne istituito nel 1957 nell'ambito del trattato di Roma.
  • L’FSE fa parte dei Fondi strutturali dell’UE ed è lo strumento più importante per la creazione di maggiori e migliori opportunità di lavoro in Europa.
  • Nel periodo 2007-2013, l’FSE investirà circa 75 miliardi di euro in tutta l’Unione europea. A questi se ne aggiungeranno altri 50 circa in fondi pubblici nazionali. La Commissione stima che più di 70 milioni di persone trarranno vantaggio da queste misure.

L'FSE e l'occupazione

Il Fondo sociale europeo (FSE) fa parte dei Fondi strutturali dell'UE, ideati per ridurre le differenze nella qualità di vita e nella prosperità esistenti fra regioni europee e fra Stati membri, e serve dunque a incentivare la coesione sociale ed economica.

L'FSE si dedica alla promozione dell'occupazione nell'UE, aiutando gli Stati membri a preparare al meglio la forza lavoro e le aziende di fronte alle nuove sfide globali. In breve:

  • il finanziamento viene fornito in particolare a Stati membri e regioni in cui lo sviluppo economico è più arretrato;
  • si tratta di un elemento chiave della strategia UE 2020 per la crescita e l'occupazione, la cui finalità è migliorare la vita dei cittadini comunitari offrendo loro nuove competenze e maggiori opportunità di lavoro;
  • si pensi che tra il 2007 e il 2013 regioni e Stati membri dell'UE si divideranno un totale di 75 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Cosa fa l’FSE

L’FSE incarna lo spirito della solidarietà dell’UE: difatti, aiuta ogni anno 10 milioni di europei a fronteggiare le ripercussioni della crisi economica, superare gli ostacoli sul lavoro o nella ricerca di un'occupazione e migliorare la propria vita, investendo annualmente 10 miliardi di euro in progetti che consentono ai cittadini di ampliare le proprie competenze, ritagliarsi una posizione lavorativa migliore, avviare un’attività e molto altro ancora. L’FSE venne istituito oltre 50 anni fa e da allora non ha cessato di espandersi per rispondere alle mutevoli esigenze della popolazione europea. Nel 1970 costituiva solo l’1% del budget comunitario, mentre ora arriva al 10%: tra il 2007 e il 2013, saranno investiti in totale circa 75 miliardi di euro in progetti volti a creare posti di lavoro di qualità e a formare lavoratori in possesso delle competenze per poterli occupare.

L’FSE sostiene molte migliaia di progetti differenti, tutti definiti e gestiti nei vari Stati membri da partner in grado di comprendere le esigenze locali e operare in linea con le priorità

A quanto ammonta il budget complessivo dell’FSE?

Il budget dell’FSE per il periodo 2007-2013 ammonta a circa 75 miliardi di euro, vale a dire oltre 10 miliardi di euro all'anno. Grazie a una serie di cofinanziamenti pubblici e privati a livello nazionale, le risorse complessive a disposizione per le misure sostenute dall’FSE supereranno i 117 miliardi di euro.

Per ulteriori informazioni sul budget dell’FSE, consultare la sezione dedicata alle risorse.

In quali aree è attivo l’FSE?

L'FSE sostiene misure nei seguenti campi:

  • apprendimento e formazione permanente per i lavoratori;
  • organizzazione del lavoro;
  • sostegno ai dipendenti nei contesti di ristrutturazione;
  • servizi all'occupazione;
  • integrazione delle persone svantaggiate nel mercato del lavoro;
  • riforme dei sistemi di istruzione e formazione;
  • reti di parti sociali e ONG;
  • formazione nelle amministrazioni e nei servizi pubblici.

I finanziamenti dell'FSE, quindi, sono incanalati in cinque aree prioritarie:

  • Adattabilità,
  • Occupabilità,
  • Inclusione sociale,
  • Capitale umano,
  • Transnazionalità e interregionalità
  • Capacità istituzionale (solo per le regioni che rientrano nell’obiettivo “convergenza”, vedi anche “Il campo d’azione dell’FSE”).

 

Che tipi di progetti vengono cofinanziati dall’FSE?

Tutti quei progetti che offrono soluzioni nelle diverse aree correlate all’occupazione, a seconda delle priorità impostate dagli Stati membri.

Come partecipare alle azioni del FSE: chi sono i beneficiari

I finanziamenti dell'FSE sono disponibili tramite gli Stati membri e le regioni: l'FSE non finanzia i progetti direttamente da Bruxelles.

Ciascuno Stato membro concorda, insieme alla Commissione europea, uno o più programmi operativi per i finanziamenti dell'FSE durante il periodo 2007-2013, così come le regioni che dispongono di programmi operativi propri (non tutte). I programmi operativi definiscono le priorità di intervento dell'FSE e i relativi obiettivi.

I programmi operativi vengono attuati tramite progetti individuali gestiti dalle organizzazioni partecipanti (dette beneficiari). Un beneficiario crea un progetto, richiede il finanziamento e, se lo riceve, attua il progetto.

I beneficiari dei progetti FSE possono essere di vario genere, ad esempio amministrazioni pubbliche, ONG e parti sociali attive nei campi dell'occupazione e dell'inclusione sociale.

I potenziali beneficiari delle azioni dell'FSE devono contattare l'autorità incaricata della gestione del fondo nel proprio paese o regione. Per individuare l'indirizzo di contatto appropriato, consultare la sezione dedicata agli Stati membri.

I partecipanti ai progetti FSE sono individui che prendono parte ai progetti e ne beneficiano, ad esempio ricevendo formazione per apprendere nuove abilità o consulenza su come trovare un'occupazione. Anche le organizzazioni e le aziende possono partecipare ai progetti FSE, ad esempio offrendo corsi di formazione su nuove competenze per la propria forza lavoro o assistenza alla gestione di nuove prassi operative.

Cos’è un’autorità di gestione?

Le autorità di gestione dell’FSE hanno uffici regionali e nazionali e sono preposte alla divulgazione di informazioni relative all’FSE e all’iter di ricezione e valutazione delle candidature. Sono inoltre responsabili della distribuzione dei finanziamenti e del monitoraggio dei progetti approvati.

Per la Sicilia l’Autorità di gestione è l’ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE sito in via Ausonia, 122 Palermo.

E’ possibile per un progetto cooperare con altri Stati membri?

L’FSE sostiene progetti che collaborano con iniziative od organizzazioni di altri Stati membri dell’UE.

E’ possibile acquisire ulteriori informazioni sulla transnazionalità dei progetti.

Cos’è un comitato di sorveglianza?

I comitati di sorveglianza sovrintendono all’attuazione dei programmi dell’FSE e sono costituiti da rappresentanti degli enti pubblici, delle parti sociali, delle ONG, del sistema di istruzione e della Commissione.

Ulteriori informazioni sulla gestione del FSE

Il Fondo sociale europeo si basa sui principi del cofinanziamento e della gestione condivisa.

  • Cofinanziamento significa che il sostegno economico dell'UE viene sempre fornito in concomitanza a una forma di finanziamento nazionale pubblico o privato. Il livello di intervento dell'UE dipende ovviamente dalla situazione esistente: a seconda di un certo numero di fattori socio-economici, infatti, il cofinanziamento può variare fra il 50% e l'85% del costo totale degli interventi.
  • Gestione condivisa significa invece che le linee guida per le azioni dell'FSE vengono stilate a livello europeo, mentre la loro attuazione viene gestita dalle pertinenti autorità nazionali o regionali in ciascuno Stato membro. Tali autorità definiscono i programmi operativi e in seguito selezionano e monitorano i progetti.

Il campo d’azione del FSE: il quadro più ampio

 Il finanziamento dell'FSE è organizzato in due vasti obiettivi:

Obiettivo Convergenza:

  • Include tutte le regioni UE con un prodotto interno lordo (PIL) pro capite inferiore al 75% della media comunitaria. I paesi e le regioni ammissibili all'obiettivo di convergenza riceveranno più dell'80% dei finanziamenti UE.

Obiettivo Competitività regionale e occupazione:

  • Copre tutte le regioni UE non ammissibili all'obiettivo di convergenza.

In tutta l'Unione, nell'ambito di entrambi gli obiettivi, l'FSE fornirà sostegno in cinque aree di azione chiave:

  • Accrescere l'adattabilità dei lavoratori e delle imprese 
  • Migliorare l'accesso all'occupazione e l'inserimento nel mercato del lavoro 
  • Potenziare l'inclusione sociale combattendo ogni forma di discriminazione e promuovendo l'integrazione delle persone svantaggiate nel mondo del lavoro 
  • Promuovere partenariati per le riforme nei settori dell'occupazione e dell'integrazione 
  • Espandere e migliorare gli investimenti nel capitale umano, migliorando in particolare i sistemi di istruzione e formazione.

Nelle regioni e negli Stati membri meno ricchi che rientrano nell'obiettivo Convergenza, l'FSE sosterrà inoltre:

  • gli sforzi volti a espandere e migliorare gli investimenti nel capitale umano, migliorando in particolare i sistemi di istruzione e formazione; 
  • un'azione mirata al rafforzamento della capacità istituzionale e dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni a livello nazionale, regionale e locale.

 

Regioni ammissibili

 Il livello dei finanziamenti dell'FSE varia da una regione all'altra a seconda della loro ricchezza relativa. Le regioni europee sono divise in quattro categorie in base al PIL regionale pro capite messo a confronto con la media UE (a 25 o 15 Stati membri).

L'obiettivo Convergenza include:

  • regioni di convergenza con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-25 (nel periodo 2007-2013); 
  • regioni di phasing-out con un PIL pro capite maggiore del 75% della media UE-25, ma inferiore al 75% della media UE-15 (nel periodo 2007-2013).

Per l’Italia sono: 

  • Basilicata 
  • Calabria 
  • Campania 
  • Puglia 
  • Sicilia

L’obiettivo Competitività regionale e occupazione comprende:

  • regioni di phasing-in con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-15 nel periodo 2000-2006, ma maggiore del 75% della media UE-15 nel periodo 2007-2013; 
  • regioni di competitività e occupazione: tutte le regioni che non rientrano nel phasing-in.

Per l’Italia sono:

  • Abruzzo   
  • Emilia Romagna 
  • Friuli - Venezia Giulia 
  • Lazio 
  • Liguria 
  • Lombardia 
  • Marche 
  • Molise 
  • P.A. Bolzano
  • P.A.Trento
  • Piemonte
  • Sardegna
  • Toscana
  • Umbria 
  • Valle d'Aosta 
  • Veneto 


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L’FSE e il futuro

 La strategia per la crescita “Europa 2020” pone al suo centro le priorità dell’FSE: occupazione, istruzione e inclusione sociale. In tutta l’Unione europea, i progetti messi in campo dall’FSE stanno traducendo in pratica questa strategia sostenendo la ripresa economica, rafforzando le competenze, creando posti di lavoro, aprendo nuove opportunità e affrancando le persone dalla povertà.

La recente crisi finanziaria e i suoi effetti sulle economie nazionali hanno dimostrato l’importanza di ripristinare la crescita economica investendo nelle persone: esattamente ciò che l’FSE si propone di fare.

Il principale obiettivo della strategia Europa 2020 è conseguire una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. A tale scopo, è necessario agire a tutti i livelli, da quello europeo a quello locale. Gli Stati membri hanno concordato una serie di obiettivi concreti, quali un tasso di occupazione al 75% dei cittadini di età compresa tra i 20 e i 64 anni e una riduzione pari almeno a 20 milioni delle persone che vivono o rischiano di vivere situazioni di povertà ed esclusione sociale.

L’FSE sta già rivestendo un ruolo fondamentale per il sostegno degli obiettivi di Europa 2020, ad esempio tramite

L’istruzione per il futuro: i programmi dell’FSE migliorano i sistemi di istruzione, aggiornano l’insegnamento e gli insegnanti e aiutano oltre 2 milioni di giovani ogni anno a portare a termine la scuola e l’università e a diventare la forza lavoro del futuro.

L’abbattimento delle barriere: l’FSE aiuta ogni anno oltre 1 milione di cittadini europei svantaggiati a superare gli ostacoli che impediscono loro di lavorare e ad evitare l'esclusione e la povertà.

La promozione di nuove competenze: le attività dell’FSE spaziano dall’aiuto dato ai disoccupati perché riescano a soddisfare i requisiti per l’accesso al lavoro nei settori eco-tecnologici alla promozione dell’invecchiamento attivo tra i lavoratori anziani in risposta alle sfide demografiche.

Il sostegno all'imprenditorialità: dal 2007, l’FSE ha aiutato a fondare oltre 10.000 piccole e medie imprese.

L’FSE diventerà uno strumento importante per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva perseguita dalla strategia Europa 2020. Si tratta infatti di una dimostrazione tangibile dell’equilibrio necessario per le future politiche comunitarie dell’occupazione, cioè promuovere l’inclusione sociale da un lato e la crescita economica dall’altro.

L’attuale periodo di programmazione dell’FSE si concluderà alla fine del 2013. I preparativi per il futuro dell'FSE si integrano con un lungo processo consultivo e di riflessione in merito alla modalità più efficace per conseguire gli obiettivi dell’UE nell'ambito della strategia Europa 2020.

A giugno 2011, la Commissione ha presentato le sue proposte per il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE. A ottobre 2011, ha proposto un quadro legislativo specifico per il futuro dell'FSE.

I punti più importanti e i contributi più significativi di questo processo consultivo sono riportati nella cronologia in basso.

 

FSE 2014-2020

 Il 6 ottobre 2011, la Commissione ha proposto una serie di regole che determineranno l'operato del Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020. La proposta fa parte di un pacchetto legislativo per il futuro della politica di coesione dell'UE e consentirà all'FSE di continuare ad assicurare sostegno concreto a chi ha bisogno di aiuto per trovare un impiego o per migliorare la propria posizione lavorativa.

Quali cambiamenti sono stati proposti per l'FSE?

Lo scopo del Fondo sociale europeo è migliorare le opportunità occupazionali, promuovere l'istruzione e l'apprendimento permanente, potenziare l'inclusione sociale, contribuire alla lotta alla povertà e sviluppare le capacità istituzionali della pubblica amministrazione. Con la nuova proposta, il ruolo dell'FSE sarà rafforzato:

  • Per ogni categoria di regioni sarà stanziata una quota minima del budget, più alta rispetto a prima (almeno il 25 % per le regioni meno sviluppate, il 40 % per le regioni di transizione e il 52 % per le regioni più sviluppate). Tale quota corrisponde ad almeno 84 miliardi di euro per l'FSE, rispetto agli attuali 75 miliardi.
  • Gli Stati membri dovranno concentrare i finanziamenti dell'FSE su un numero limitato di obiettivi e priorità di investimento in linea con la strategia Europa 2020, con l'obiettivo di migliorarne l'impatto e raggiungere una massa critica.
  • Una quota minima del 20 % dell'FSE sarà destinata ad azioni di inclusione sociale.
  • Si porrà una maggiore enfasi sulla lotta alla disoccupazione giovanile, sulla promozione dell'invecchiamento sano e attivo e sul sostegno alle comunità e ai gruppi più svantaggiati, come i Rom.
  • Sarà assicurato un maggior sostegno all'innovazione sociale, ovvero al collaudo e all'applicazione su vasta scala di soluzioni innovative per rispondere a esigenze sociali, ad esempio per sostenere l'inclusione sociale.
  • Sarà ulteriormente incoraggiata la partecipazione di parti sociali e società civile, in particolare delle organizzazioni non governative (ONG), all'attuazione dell'FSE, tramite programmi di sviluppo delle capacità, la promozione di strategie di sviluppo locale attuate dalle collettività e la semplificazione dei meccanismi di intervento. Le regole che disciplinano il rimborso dei progetti da parte dell'FSE saranno semplificate, in particolare per i "piccoli" beneficiari (ONG, piccole e medie imprese ecc.), che rappresentano almeno il 50 % dei destinatari dei finanziamenti.
  • I costi delle attrezzature collegate agli investimenti in capitale sociale e umano saranno ammissibili ai fini del finanziamento dell'FSE.

L'FSE potrà inoltre essere utilizzato come garanzia per i prestiti assunti da organismi degli Stati membri per finanziare misure che rientrano nel suo campo di intervento.

Principali innovazioni per i fondi della politica di coesione dell'UE

Tutte le regioni dell'UE continueranno a ricevere sostegno nell'ambito di tre categorie:

  • le regioni meno sviluppate, con un PIL pro capite inferiore al 75 % della media UE, che continueranno a essere la priorità fondamentale;
  • le regioni di transizione, con un PIL pro capite compreso tra il 75 % e il 90 % della media UE-27;
  • le regioni più sviluppate, con un PIL pro capite superiore al 90 % della media.

La seconda categoria, che abbraccia 51 regioni e oltre 72 milioni di persone, favorisce la transizione delle regioni diventate più competitive negli ultimi anni, ma ancora bisognose di un sostegno mirato. Si prevede che, a partire dal 2014, 20 regioni emergeranno dall'attuale obiettivo "Convergenza" (regioni meno sviluppate), a testimonianza del successo della politica di coesione.

I contratti di partenariato siglati tra la Commissione e gli Stati membri fisseranno gli impegni nazionali richiesti per centrare gli obiettivi di Europa 2020. Gli investimenti dell'FSE saranno totalmente allineati con gli obiettivi e le priorità di Europa 2020 nel campo dell'occupazione, dell'istruzione e della riduzione della povertà.

Il quadro strategico comune contenente tutte le priorità fondamentali dell'UE si applicherà a tutti i fondi, compresi quelli per lo sviluppo rurale e la pesca. Agli Stati membri sarà consentito di coniugare FESR, FSE e Fondo di coesione in programmi "multifondo" per migliorare il coordinamento sul campo [e conseguire uno sviluppo integrato].

Saranno introdotte nuove condizioni per garantire che i finanziamenti contribuiscano efficacemente al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020. In particolare, l'erogazione dei fondi sarà subordinata alla presenza di alcune condizioni ex ante (ad esempio, il corretto funzionamento del sistema degli appalti pubblici).

Documenti utili

Approfondimenti